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In che modo gli operatori di Fondazione Guzzetti hanno gestito la consulenza psicologica in periodo di pandemia?
Gli operatori hanno contattato i pazienti da remoto, offrendo la possibilità di proseguire i percorsi in atto tramite telefono, video-chiamata, Skype o altri supporti telematici.
Gli utenti che hanno accettato hanno proseguito il percorso.
Mentre con quelli che hanno preferito sospendere siamo rimasti in accordo che sarebbero stati ricontattati alla riapertura del servizio. Abbiamo detto loro che, nel caso in cui avessero cambiato idea, avrebbero potuto chiamare la segreteria per chiedere di mettersi in contatto con l’operatore.
Alcune persone hanno inizialmente rifiutato la modalità a distanza ma, trascorso un certo periodo, hanno richiesto la riattivazione degli incontri.
La consultazione da remoto è stata proposta anche ai pazienti della lista d’attesa; una buona parte di loro ha accettato di avviare la consultazione e la presa in carico in modalità a distanza.
Gli operatori hanno utilizzato le proprie risorse (case, telefoni, computer, stampanti, linee telefoniche e dati) per realizzare il lavoro. La registrazione delle prestazioni è stata trasmessa regolarmente alla segreteria che, sempre da remoto, le ha registrate.
Come per le prestazioni individuali, sono state realizzate anche le prestazioni di gruppo da remoto (gruppo genitori-bambini, adozione, caregivers di persone fragili), con una buona adesione da parte dell’utenza.
Non è stato attivato il gruppo rivolto a donne con problemi di dipendenza affettiva in quanto si è ritenuto che l’utenza non si trovava in condizioni di privacy tali da potere partecipare con serenità alla discussione proposta.
Per tutto il periodo del lockdown e per un periodo anche dopo la riapertura, sono state sospese le terapie familiari, che sono riprese solo recentemente in quanto realizzabili solo in presenza e in ambienti molto ampi in quanto comportano un numero consistente di partecipanti (due terapeuti, tre o più familiari).
In che modo avete garantito il vostro supporto?
Sia attraverso colloqui (individuali e di coppia), sia attraverso la partecipazione a gruppi.
Ad eccezione della modalità a distanza, ogni operatore ha proseguito il proprio lavoro con gli utenti seguendo le stesse modalità operative, garantendo la propria continuità e presenza, svolgendo colloqui psicologici con gli stessi requisiti collaudati da anni di lavoro vis a vis con le persone.
E’ cambiato il tipo di richiesta da parte degli utenti?
La flessibilità data dalla modalità dello smartworking ha permesso sicuramente una più ampia possibilità di organizzare il lavoro.
I vincoli delle distanze e degli orari lavorativi e/o i turni delle persone spesso condizionano i tempi degli appuntamenti.
Inoltre gli operatori del consultorio hanno giornate e orari di presenza fissi, che è necessario fare combaciare con i vincoli lavorativi e logistici degli utenti, e con gli spazi utilizzabili in struttura.
La situazione di lockdown ha permesso una maggiore flessibilità per tutti, utenti e operatori, per cui in alcune situazioni è stato possibile ravvicinare gli appuntamenti, rendendo gli interventi maggiormente efficaci.
In alcune situazioni si sono verificate difficoltà legate a situazioni di scarsa privacy degli utenti, che faticavano a ritagliarsi spazi di tranquillità. Qualcuno ha utilizzato spazi esterni all’abitazione (macchina, box, al parco con il cane…).
Rispetto alla durata dei colloqui, con la maggior parte degli utenti l’iniziale momento di “imbarazzo” legato all’uso di una modalità poco familiare è stato rapidamente superato e non ci sono state sostanziali differenze di tempo rispetto alla modalità in presenza.
In alcune situazioni i problemi di collegamento hanno in parte inciso nello svolgimento di alcuni colloqui, ma senza demotivare mai gli utenti.
Potremmo dire che soprattutto in un primo momento di lockdown la mortalità d’agenda, dato fisiologico, si è abbassata notevolmente, a volte anche azzerata, probabilmente sia per la comodità di raggiungere il proprio psicologo senza muoversi sia per un maggior bisogno rispetto a periodi di vita passati e più “normali”.
Qualcuno (operatori compresi…) ha dovuto impratichirsi con sistemi ai quali era poco avvezzo, ma le difficoltà sono state superate in breve tempo.
Sono stati inoltre molto utili i momenti di supervisione svolti con la dott.ssa Anna Alderuccio in cui gli operatori hanno potuto ripensare il proprio approccio ai colloqui ed analizzare i propri vissuti, emozioni e pensieri che rielaborati nel gruppo stesso hanno consentito migliori dinamiche professionali e un maggior senso di sicurezza professionale in un momento di così grande incertezza. Fondazione Guzzetti ci offre tre incontri di supervisione all’anno, durante i quali la dott.ssa Alderuccio lavora con tutta l’equipe per riflettere su una situazione critica che viene proposta da un operatore del gruppo.
Finito il periodo di lockdown, come vi siete attrezzati per continuare la consulenza psicologica?
Alcuni utenti ci hanno richiesto di potere proseguire da remoto per problemi logistici in quanto non riuscirebbero a passare alla modalità in presenza per impegni lavorativi, familiari o anche distanze.
Qualcuno ha richiesto la possibilità di utilizzare le due modalità in modo alternato.
Le reazioni degli utenti alla possibilità di riprendere i colloqui in presenza a volte sono state di grande accoglienza e entusiasmo, ma in molti casi è richiesto per svariati motivi il proseguimento da remoto.
Alcuni pazienti infatti hanno subìto cambiamenti importanti di vita quali un trasferimento, la complicata gestione dei figli sempre a casa che non sempre consentono alle persone di spostarsi agevolmente da casa propria.
Infine ci sono anche alcuni casi di persone anziane o fragili di salute, o ancora spaventate e timorose da un possibile contagio che faticano a pensare di ritornare allo stato attuale in presenza.
Per queste ultime in effetti può servire un adattamento al prolungamento dei colloqui da remoto.
I colloqui in presenza hanno soppiantato la modalità tematica?
Per maggiore praticità o vincoli logistici molte persone hanno richiesto di potere proseguire nella modalità
telematica.
Come prevedete i prossimi mesi, a livello di consulenza psicologica? I temi torneranno quelli “tradizionali”? La modalità tornerà ad essere solo in presenza?
Come operatori auspichiamo che l’esperienza del lavoro da remoto possa proseguire, accanto a quella del lavoro “in presenza”, per potere continuare i percorsi avviati e rispondere al meglio alle richieste dell’utenza.
Una maggiore flessibilità della tipologia dei colloqui ci consentirebbe di allargare la nostra risposta ad una fascia più ampia di bisogni e di persone, perciò l’ideale sarebbe poter continuare una doppia modalità e poterla trasformare rapidamente se il bisogno dell’utenza cambiasse.
Dobbiamo segnalare che per alcuni target di pazienti come gli adolescenti e i giovani adulti questa modalità a distanza è stata non solo ben accolta, ma anche vissuta come facilitante per certi versi.
Senz’altro è un modo più smart per avvicinare anche al consultorio una tipologia di persone che spesso per motivi legati alle distanze, ad orari di lavoro o di studio non accedono così frequentemente.