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“Mi ritengo un miracolato per quello che ho sentito. Essere stato asintomatico e aver scoperto di essere positivo, quando orami la fase 1 era finita, è stato un enorme vantaggio, dal punto di vista psicologico”.
Così riferisce Luca (nome di fantasia), raccontando la propria esperienza di malato di Covid durante la prima ondata, nei mesi primaverili del 2020.
“Io ho sempre lavorato, dai primi di marzo fino al mese di maggio, durante il lockdown. Se avessi contratto il virus a febbraio e l’avessi scoperto subito, sarei stato in casa due o tre mesi in isolamento. E sarebbe stato devastante. Non è per niente facile stare in casa da solo. Avevo il balcone come unico contatto d’aria col mondo esterno”.
Luca ha scoperto di essere positivo al Covid, dopo un test sierologico effettuato a lui e a tutti i suoi colleghi, il 27 maggio scorso nell’ambito della sorveglianza sanitaria prevista per la sua mansione, quando ormai il peggio sembrava passato. Luca è risultato positivo insieme ad altri quattro colleghi, e dopo il tampone di verifica solo lui è risultato ancora positivo al Covid, quindi potenzialmente contagioso.
“Non ho mai avuto sintomi. Tra l’inizio e la metà di febbraio ricordo solo una settimana con grossi dolori muscolari alle gambe. Facevo fatica a fare le scale e mi veniva il fiatone. Non ho mai avuto mal di gola, tosse né febbre. Non ho mai perso il senso del gusto, dell’olfatto. Dopo l’esito del tampone, ho vissuto due settimane di quarantena, fino al 19 giugno, quando sono stato dichiarato guarito ufficialmente. In questo duro periodo, ho ricevuto due controlli della polizia locale, quasi a ricordarmi – se non ce ne fosse stato abbastanza bisogno – che non potevo assolutamente sgarrare. Le mie due grosse fortune durante la quarantena sono state innanzitutto la dispensa ben fornita in casa, grazie alla cura e dedizione di mia moglie, che nel frattempo era in montagna con i suoi genitori e nostra figlia. E la seconda è stata che i miei genitori, che abitano a dieci minuti di distanza da me, mi portavano ciò che eventualmente mi mancava. Non avevo bisogno di medicine, né di altre terapie: del resto non avevo sintomi. Ero uno delle migliaia di asintomatici che ancora adesso rappresentano la stragrande maggioranza dei casi”.
Te l’aspettavi il tampone positivo?
“Assolutamente no. Pensavo di essere negativo, come del resto lo sono stati i miei colleghi. Certo, abbiamo sempre lavorato, anche nel pieno della pandemia. Ma pensavo di essere negativo. Quando abbiamo fatto i controlli del caso, abbiamo tentato una ricostruzione dei fatti. E il contagio molto probabilmente risaliva a prima del 21 febbraio, quando è stato accertato il caso di positività al Covid in Italia. Se non avessi fatto il sierologico e il tampone, avrei vissuto la mia vita tranquillamente, come tanti degli asintomatici che ancora adesso circolano per le nostre strade”.
Che cosa hai imparato da questa esperienza?
“Che questo virus è latente, non puoi mai essere tranquillo al 100%. Bisogna essere quasi maniacali nell’attenzione alle norme di sicurezza. E occorre anche una buona dose di fortuna, affinchè il proprio corpo reagisca nel modo migliore possibile al virus”.
Ti senti invincibile ora?
“Assolutamente no. Mi sono documentato e ho parlato con diversi medici. L’immunità è temporanea. Gli anticorpi durano qualche mese. Tanto dipende poi dall’intensità della carica virale avuta. Diciamo che per il periodo estivo mi sentivo tranquillo. Però adesso che inizia la seconda ondata, sono esattamente come uno che non ha mai contratto il virus. Utilizzo sempre la mascherina, mantengo il distanziamento sociale…”.
Com’è cambiata la tua vita, dal punto di vista personale e professionale?
“Avendo una famiglia e una bambina, sin da prima non avevamo una vita sociale molto fitta. E’ cambiata la mia attenzione nei confronti di cose a cui prima non badavo. Mi lavo spesso le mani. Quando ero a casa da solo, pulivo con candeggina e alcool. Anche al lavoro oltre all’impresa di pulizia, abbiamo degli spray personali per pulire la nostra postazione. Adesso è più facile contagiarsi rispetto a marzo. Siamo tutti in giro, prendiamo i mezzi, usciamo spesso di casa. Ricordo che lo scorso dicembre, se dovevo andare in centro, prendevo la metro. Ora, innanzitutto valuto se è proprio necessario andarci. E poi utilizzo un mio mezzo personale, o al massimo un taxi”.