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Intervista a Bianca Boldrini – psicologa tirocinante al Kolbe

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Determinata, curiosa e profondamente appassionata al mondo delle relazioni: così si presenta Bianca Boldrini, giovane psicologa in formazione sistemico-familiare presso la Scuola Mara Selvini Palazzoli di Milano. Dopo un percorso accademico iniziato a Padova e una prima esperienza in un centro per il maltrattamento dell’infanzia, Bianca ha trovato nel consultorio Kolbe della Fondazione Guzzetti un luogo dove mettere alla prova le proprie competenze e crescere professionalmente, in un contesto che unisce clinica, relazione e comunità.

Bianca, com’è nata la tua scelta di studiare psicologia?

Sono sempre stata sicura di questa scelta. Fin dal liceo sapevo che avrei voluto lavorare con le persone, e in particolare con i bambini. All’Università di Padova ho trovato la possibilità di approfondire questi ambiti ed ho frequentato il corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche dello sviluppo e poi la magistrale in Psicologia clinica dello sviluppo.

Hai sempre avuto un interesse per il mondo dell’infanzia, quindi?

Sì, ho sempre lavorato a contatto con i bambini. Sono stata allenatrice di ginnastica artistica — ho anche il brevetto da tecnico istruttore base — e per anni animatrice nei centri estivi della mia città, Perugia. Quelle esperienze mi hanno insegnato molto sulla relazione educativa e sulla crescita.

Com’è avvenuto l’incontro con Milano e con il consultorio Kolbe?

La scelta del tirocinio post-lauream mi ha portato da Padova a Milano, avendo avuto la possibilità di farlo al Centro TiAma, per i traumi dell’infanzia e dell’adolescenza, maltrattamenti e abusi. Dopo quell’anno ho deciso di fermarmi a Milano e iscrivermi alla scuola di specializzazione in terapia sistemico-familiare Mara Selvini Palazzoli. Ora sto concludendo il quarto anno. Quando ho iniziato a cercare un nuovo tirocinio, ho contattato il consultorio Kolbe. Dopo il colloquio, nell’ottobre 2022, sono entrata a far parte dell’équipe e mi sono subito trovata molto bene. È stato un incontro fortunato: è un ambiente formato da professionisti con un approccio simile al mio, molti provenienti dalla stessa scuola.

Bianca Boldrini

Cosa rende speciale il lavoro al Kolbe per una tirocinante?

È uno dei pochi consultori a Milano dove si può davvero lavorare in ottica familiare. In ambito privato, la terapia familiare è molto più difficile da praticare, perché le persone accedono soprattutto individualmente. Qui invece ho potuto sperimentarmi tanto, affiancando diverse terapeute e partecipando a colloqui familiari e di coppia.

Di cosa ti occupi concretamente nel consultorio?

All’inizio mi sono occupata dei colloqui di accoglienza: ricordo la paura dei primi incontri, poi è diventato tutto più naturale. Con il tempo ho affiancato diverse operatrici, osservando stili di conduzione differenti, e ho avuto l’opportunità di seguire due casi individuali in autonomia, sempre con il supporto della mia tutor, la dottoressa Sara Pelucchi. Ho anche partecipato a gruppi e progetti molto diversi: incontri per la preparazione al matrimonio con le giovani coppie dell’oratorio Kolbe, gruppi di accompagnamento alla crescita insieme a un’ostetrica, corsi di massaggio infantile e al momento sto seguendo un gruppo di mindfulness per anziani, condotto da Sara Ciapponi. È stata una scoperta continua.

Quali sono le principali sfide del lavoro in consultorio?

I ritmi sono molto intensi. Ci sono tante richieste, casi complessi e anche tanta burocrazia, che nel privato è più ridotta. A volte servirebbe più tempo per seguire meglio i percorsi, ma il valore sociale di quello che facciamo qui è enorme. È un servizio che intercetta bisogni reali, di famiglie e persone che altrimenti non avrebbero accesso a un sostegno psicologico.

Guardando al futuro, come ti immagini dopo la specializzazione?

Non vedo l’ora di specializzarmi. Mi piacerebbe mantenere la mia agenda variegata e di sperimentarmi in contesti diversi, pubblici e privati. Non mi immagino in un solo posto: credo che la varietà sia un valore. E non credo lavorerò solo con i bambini, come pensavo all’inizio — lavorare con la famiglia ha cambiato la mia prospettiva.

Continui comunque a occuparti di adolescenti, vero?

Sì, è una fascia d’età che mi piace molto. Lavoro anche come psicologa in una scuola, dove conduco sportelli d’ascolto e laboratori. Lì vedo tanti ragazzi che hanno bisogno di orientamento e di spazi di parola, ma anche tante famiglie che devono mettersi in gioco insieme a loro. In consultorio ho imparato l’importanza della rete e di un lavoro costante d’equipe, che resta una delle parti che apprezzo di più del mio lavoro.