

Oggi vi presentiamo Gemma Mapelli, segretaria del consultorio Restelli.
Gemma, come è iniziato il tuo percorso nel mondo del consultorio?
È iniziato tanti anni fa, quasi per caso. Facevo volontariato al consultorio Kolbe, perché ero amica di Anna Caldirola, ci eravamo conosciute in montagna. In quel periodo facevo la mamma a tempo pieno, poi un giorno Anna mi ha detto: “Perché non vieni a fare un po’ di volontariato?”. Avevo già avuto altre esperienze simili e ho accettato volentieri. Pensa che ho scoperto che Cinzia Cesana era stata una mia compagna di classe alle elementari! Quando, dopo circa un anno, Silvia Longhini è andata in maternità, a settembre 2021 mi hanno proposto di provare a dare una mano in segreteria, presso il consultorio Restelli. Avevo le figlie ormai grandi, potevo permettermi un impegno part time e ho pensato: perché no?
Che cosa rappresenta per te oggi il Consultorio Restelli?
Per me Restelli è il consultorio più bello di tutti. Non tanto per la struttura, quanto per le persone con le quali lavoro davvero bene. Lavoro part time e questo mi permette di avere una conoscenza più approfondita con i professionisti che vengono in consultorio nei “miei” giorni: si è creata una bella atmosfera, molto familiare. Con Barbara, la coordinatrice, ho un rapporto molto bello e anche con le persone con cui lavoro c’è una grande sintonia. Ognuno, qui dentro, ti regala qualcosa e spero di riuscire a fare altrettanto.

Gemma Mapelli
Qual è l’aspetto del tuo lavoro che ti coinvolge di più?
Mi fa stare bene vedere i ragazzi che qui trovano davvero un appoggio, mi fa stare bene vederli entrare spesso con le spalle ricurve e poi, pian piano, uscire con la testa alta, più sereni e consapevoli di quello che sono ma soprattutto, che valgono! È una cosa che mi riempie il cuore. È bello sapere che ci sono realtà come il consultorio che possono davvero aiutare. Sono ambienti che andrebbero più pubblicizzati!
Che ruolo hanno oggi i consultori nella vita della città?
Sono fondamentali. Io, lo dico senza problemi, mal sopporto Milano per come è diventata, una città fredda dove tutti camminano a testa bassa, arrabbiati. Sembra si viva solo per lavorare, guadagnare e dimostrare la propria ricchezza. È molto lontano da quello che concepisco come vita. Arrivata a sessant’anni credo ancora di più nei servizi di prossimità, come i consultori, che insegnano un modo diverso di vivere la città.
Quali sono, secondo te, le sfide più grandi che Fondazione Guzzetti deve affrontare oggi?
Sicuramente i ragazzi. La fascia più in difficoltà va più o meno dai 14 ai 24 anni. Il Covid ha avuto un peso enorme, ha polverizzato momenti della loro crescita che non tornano più. L’ho visto anche a casa: mia figlia più piccola ha festeggiato i suoi 18 anni, chiusa in casa con quattro amici, l’ultimo anno di liceo e la maturità fatti a distanza… tutto questo lascia segni profondi.
E il ruolo delle famiglie?
Trovo che ci sia una grande assenza da parte dei genitori. È più facile portare i figli “dallo specialista” piuttosto che sedersi a tavolino e provare davvero ad aiutarli. Per fortuna esistono i consultori! Qui da noi, con la pedagogista Sara Boch, prevediamo anche un bellissimo supporto per i genitori. Peccato non riuscire anche qui a fare dei gruppi di aiuto, ma arriveremo anche a quello!
Dove sono più deboli i genitori oggi?
Nell’atteggiamento con i figli: fiancheggiarli senza intromettersi sembra una cosa impossibile. Danno una libertà oltre il ragionevole pur di non arrivare allo scontro e dire un no che, credo, a volte sia terapeutico a qualsiasi età.
Quali progetti vorresti vedere crescere in futuro?
Mi piacerebbe che il consultorio potesse offrire davvero qualunque servizio, ma soprattutto continuare i corsi nelle scuole, lavorare sull’approccio con l’altro, sul rispetto. Spero che tutto questo vada avanti e si rafforzi. Mi piacerebbero anche dei corsi per i genitori perchè abbiamo sempre da imparare.
Oltre al consultorio, sei impegnata anche in altre realtà di volontariato. Ci racconti?
Quando non lavoro faccio parte del consiglio di Aiutility, un’associazione nata durante il periodo Covid che si occupava di aiuto diretto alle famiglie in difficoltà. È nata perchè la mia dottoressa di base ha creato una chat tra i suoi pazienti chiedendo cibo per chi era in difficoltà. Ora stiamo crescendo molto e stiamo portando avanti anche progetti più grandi.
Ad esempio?
Quello più intenso a livello emotivo è stato “Coccole in corsia”, all’ospedale Niguarda, un piccolo supporto per chi lavora in oncologia, un momento solo per loro per dire un grazie per quello che fanno. Ora siamo in contatto con un altro ospedale per ripetere l’esperienza. Ci sono molte sfide, tra raccolte fondi, riunioni e organizzazione. Il volontariato richiede tanto, ma restituisce altrettanto.
Guardando alla sua vita personale, cosa la rende felice oggi?
Una figlia che si sposa a maggio, un marito che è davvero un grande supporto, tre gatti… e il sogno di diventare nonna. La più piccola si dovrebbe laureare l’anno prossimo, anche lei è stata bravissima perchè, nonostante le sue difficoltà dovute alla dislessia, è in pari con gli esami e poi chissà … ci dovremo reinventare una vita senza le ragazze, ma quello sarà un altro capitolo! Sto bene dove sono, vado a lavorare col sorriso, sono contenta di andare in consultorio. Per me conta più la qualità della quantità e due giorni e mezzo in Restelli volano. Sono fortunata perché ho delle amiche fantastiche, una vita serena ed una famiglia unita. Sono proprio felice