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Intervista a Giuseppina Ribaudo – “Vi spiego perchè aiuto le donne che soffrono di dipendenza affettiva”

Oggi vi presentiamo Giuseppina Ribaudo, psicologa psicoterapeuta di Fondazione Guzzetti, presso il consultorio Mancinelli. Giuseppina, com’è iniziato il suo percorso di studi?
Ho studiato Psicologia a Palermo. In realtà, inizialmente mi ero semplicemente appassionata alle tragedie greche: mi affascinavano le dinamiche familiari e il modo in cui i greci riuscivano a rappresentarle. Pensavo di scegliere Filosofia, ma verso la fine del liceo ho capito che volevo dedicarmi alla Psicologia, e ne ero davvero convinta.

Com’è stata l’esperienza universitaria?
Frequentavo il vecchio ordinamento, che allora era a numero aperto. Mentre molti provavano più lauree per capire cosa fare, io ho sempre avuto le idee chiare: cinque anni di Psicologia senza tentennamenti.

Che tipo di esperienze ha fatto dopo la laurea?
Ho svolto il tirocinio post lauream in un centro universitario di orientamento e tutoraggio, e successivamente nell’ufficio penale del carcere minorile di Palermo, in collaborazione con i servizi sociali. Lì ho iniziato a interessarmi al contesto giuridico e alla terapia familiare, con un approccio sistemico-relazionale. Il mio tutor mi ha aiutata molto: mi insegnava a leggere la devianza attraverso le dinamiche familiari più tipiche.

E come sei arrivata a Milano?
Cercavo un’esperienza fuori dalla Sicilia e ho trovato uno stage retribuito tramite un’azienda con dei fondi specifici. Sono arrivata a Milano e mi sono immersa subito in un ambiente lavorativo molto diverso. Ho lavorato tre anni a Telefono Donna: mi piaceva moltissimo. All’epoca non esistevano ancora le leggi sul femminicidio né fondi strutturati per i centri antiviolenza: bisognava costruire tutto. Facevamo ascolto telefonico a livello nazionale, raccogliendo le storie di donne che avevano bisogno di comprendere la loro situazione, spesso legata a problemi relazionali.


Giuseppina Ribaudo

Quando inizia il tuo percorso come psicoterapeuta?
Mi sono iscritta alla scuola di psicoterapia e ho fatto tirocinio al Consultorio Mancinelli, con Sara Ciapponi come tutor. Ho lavorato lì cinque anni, poi un altro anno in collaborazione. Purtroppo il contratto non era rinnovabile: erano tempi difficili e la collaborazione non è potuta andare avanti.

Come sei tornata poi al consultorio?
Nel 2021 Sara Ciapponi mi ha richiamata: avevano bisogno di una figura in più. Ho fatto un colloquio con Cristina Cesana e sono tornata proprio nel posto in cui mi ero formata.

Che tipo di utenza incontri oggi?
L’utenza è molto varia e imprevedibile. Ogni percorso è individuale, cucito su misura. Incontro soprattutto adolescenti, in particolare ragazze: sono loro a chiedere più frequentemente un percorso. Lavoro anche con donne che vivono dipendenza affettiva, relazioni importanti ma insoddisfacenti, spesso segnate da manipolazione psicologica. Sono consapevoli che qualcosa non va, ma non riescono a interrompere il ciclo passivo-aggressivo della relazione.

Quali situazioni incontri più spesso con gli adolescenti?
Molti sono coinvolti in relazioni dispari o tossiche e chiedono aiuto per capire come affrontarle. Alcuni partner giocano con la loro emotività e sensibilità. Ricordo, per esempio, un’adolescente di 16 anni che aveva iniziato una dieta rigida perché pensava che il suo ragazzo guardasse solo le ragazze molto magre.

Che cosa ti piace del lavoro in consultorio?

Lavorare in équipe per me è fondamentale: è la mia sicurezza. Anche dopo tanti anni di esperienza, senza l’équipe mi sentirei persa. I diversi punti di vista arricchiscono davvero il lavoro.

Ti occupi anche di terapia familiare?
Sì, quando ci sono liti familiari o conflitti rilevanti. Inoltre, fuori dal consultorio, svolgo indagini psico-sociali per la tutela dei minori e per la valutazione delle competenze genitoriali presso il Tribunale di Milano.

Qual è oggi la sfida più grande nel suo lavoro?
L’urgenza. La lista d’attesa ci interroga molto. Ad esempio tra la chiamata dei genitori e il primo appuntamento per gli adolescenti può passare del tempo, e nel frattempo le situazioni possono cambiare o andare perdute. A volte devono trovare soluzioni alternative. Certo, non siamo un pronto soccorso, ma la sfida è riuscire a stare quanto più possibile nei tempi della richiesta, soprattutto quando è contingente. L’obiettivo è abbattere il più possibile i tempi d’attesa.